Attualità

Il nuovo business del turismo è il viaggio alla scoperta di sé stessi

Partire in questo caso significa anche e allo stesso tempo tornare. E’ questa l’essenza e la filosofia del cosiddetto “turismo di ritorno” o “genealogico”. Una nicchia del settore turistico, che, oltre al valore culturale ed emozionale della scoperta delle proprie radici, si può tradurre in un giro d’affari di parecchi milioni. In un momento storico, come quello attuale, in cui il turismo di massa sta mostrando tutti i suoi inevitabili rovesci della medaglia – dalla laguna di Venezia agli atolli delle Maldive – la nuova frontiera del business delle vacanze potrebbe essere una variazione sul tema del sempiterno viaggio alla scoperta sé stessi, cercando quantomeno, in una settimana di ferie, di trovare una risposta alla domanda “da dove veniamo?”.

Proprio da questi interrogativi – “When will you come home?” e “Where do you come from?” – è partita la campagna di Visit Scotland, l’ente nazionale del turismo scozzese, che ha fatto del pacchetto turistico genealogico il format di punta della propria promozione turistica.

Con lungimiranza e spirito imprenditoriale nel 2006 prende il via “The Ancestral Welcome Scheme”, che tuttora coinvolge a vario titolo oltre 150 attività e imprese locali e riesce ad attirare in media ogni anno 200mila turisti per un fatturato di 101 milioni di sterline. Dietro a questi numeri una grande strategia di marketing, che ha saputo incontrare e intercettare il target di riferimento grazie anche alle nuove tecnologie – su tutte il portale scotlandspeople – , che hanno permesso di digitalizzare archivi e documenti in maniera tale che i discendenti potessero farsi un’idea delle tracce da seguire prima di mettersi in viaggio, e poi una ricca proposta di itinerari ed eventi tra storia, tradizione e folklore, declinati secondo un tema annuale – se nel 2014 il fil rouge era l’Homecoming Scotland, quest’anno non ci si discosta di molto dedicando le iniziative alla Storia, Patrimonio e Archeologia della terra del tartan.

Stessa operazione anche in Irlanda, dove da 25 anni agenzie specializzate come Myirishconnection e Myirelandtour promettono di far visitare la patria dei nonni a quei circa 100 milioni di oriundi irlandesi, vale a dire più di 15 volte la popolazione dell’intera isola, che nel 2016 era di appena 6,6 milioni. Il Fáilte Ireland, l’autorità per lo sviluppo economico del turismo, ha deciso di puntare molto su queste seconde generazioni, che vengono ricordate anche nell’articolo 2 della Costituzione d’Irlanda. “… La Nazione ha a cuore la speciale affinità che la lega a tutte quelle persone di origine irlandese, che vivono all’estero e che condividono (con la nazione) la propria identità culturale e il loro retaggio”. Di più, una campagna promozionale nel 2014 si fondò proprio nella ricerca di un po’ di sangue irlandese nel già sangue blu della Principessa Charlene di Monaco, che secondo quanto rivelato dall’Istituto di Ricerca Genealogica Eneclann vanterebbe lontani antenati in una benestante famiglia di Dublino, vissuta nel 1520. Tra i vip che affondano le proprie radici nella verde Irlanda anche Tom Cruise e l’ex presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, anzi O’Bama. I numeri ancora una volta parlano chiaro: oltre 200 milioni di entrate e 320mila visitatori in cerca dei propri antenati nel 2015.

In Italia, terra pure di grandi emigrazioni, le cose vanno diversamente. Secondo l’ultimo rapporto curato da Fondazione Migrantes sono circa 80 milioni gli oriundi italiani, discendenti di quei 30 milioni di cittadini che lasciarono il Bel Paese per cercare fortuna in altre terre. Numeri del tutto affini a quelli della diaspora irlandese e che potrebbero far sperare in un altrettanto interessante offerta turistica ad hoc, invece navigando on-line per cercare informazioni, come farebbe la gran parte degli ipotetici italiani di seconda e terza generazione in cerca delle proprie origini, ci si ritrova in alto mare. In rete sono disponibili diverse, ma frammentarie informazioni. Quelle ufficiali sono fornite dal portale Antenati, promosso e curato dalla Direzione Generale per gli Archivi, ma l’enorme patrimonio documentale non è ancora del tutto digitalizzato e disponibile. Ci sono poi una serie di realtà e progetti che si muovono in maniera sostanzialmente autonoma: dal Museo del Cognome di Padula, Salerno, a quello dell’Emigrazione lucana, dal sito italian side alla start up veneta Dondolo.

Quello che manca davvero è una visione d’insieme e un coordinamento. Anche perché le potenzialità per attrarre turisti ci sono, come spiega Enrica Lemmi, coordinatrice Area Turismo di Fondazione Campus e responsabile del Progetto SCORE!, Support to Capacities for tOurism of Retournig Emigrants, che nel biennio 2014-2015 ha preso in esame l’attività portata avanti da parte dell’Unione Comuni Garfagnana e rivolta a 80 giovani discendenti di emigrati partiti tanti anni prima. “L’obiettivo non era solo far arrivare dei turisti di ritorno – chiarisce Lemmi –, ma anche sviluppare in loro le competenze perché si facessero promotori del territorio stesso, riportando a casa l’amore e l’entusiasmo per l’Italia, invogliando altri a visitare il nostro Paese. E così è stato: abbiamo investito 85 ambasciatori affettivi e riconosciuto poi 373 cittadinanze affettive”.

Questo progetto è stato anche l’occasione di un primo resoconto sistematico sul turismo di ritorno in Italia. Le iniziative ci sono, ma ognuna ha vita propria. Chi sa ad esempio che Astor Piazzolla era originario di un piccolo borgo toscano, Massa Sassorosso, da cui la madre partì alla volta dell’Argentina? Quel paesino è attualmente gemellato con Mar del Plata e ogni anno, in occasione dell’anniversario della morte del Maestro di tango, si anima di iniziative.

 

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Giornalista in cerca di storie belle da raccontare. Responsabile Comunicazione Fondazione Campus.